Privacy Policy L'espulsione quale misura sostitutiva della pena detentiva - Avvochiamo

L’espulsione quale misura sostitutiva della pena detentiva, conserva la natura di sanzione penale perch? applicata dal giudice penale

La deroga al principio generale della sospensione automatica della esecuzione, ? riferibile anche allo straniero destinatario di espulsione come misura sostitutiva della pena che gli era stata inflitta con la sentenza di condanna, che stava espiando una pena detentiva per altri titoli al momento dell’irrevocabilit? della sentenza stessa, il quale faccia rientro prima del termine fissato per legge nel paese da cui ? stato allontanato. La sua condizione di libert? ?, infatti, illegalmente conseguita e la revoca della sanzione sostitutiva con il ripristino di quella sostituita lo pone nuovamente nelle condizioni in cui si era trovato al momento dell’esecuzione dell’espulsione.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO TALIANO

LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA

Relatore: BONI MONICA

Ha pronunciato la seguente:

Sentenza n.58486 dep. il 28 dicembre 2018

Ritenuto in fatto

1.Con ordinanza del 15 marzo 2018 il Tribunale di Firenze, pronunciando in funzione di giudice dell’esecuzione, rigettava la richiesta avanzata nell’interesse del condannato [di G. E., volta ad ottenere la dichiarazione di non esecutivit? ai sensi dell’art. 670 cod. proc. pen. dell’ordine di esecuzione emesso a suo carico del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze in relazione alla pena inflitta con la sentenza del Tribunale di Firenze del 28 aprile 2009, irrevocabile il 21 giugno 2010.

A fondamento della decisione rilevava che nei confronti del G. E. era stata disposta l’espulsione dal territorio dello Stato quale sanzione sostitutiva di quella inflittagli di anni uno e mesi due di reclusione e che l’espulsione era stata eseguita in data ;r1′ 10 agosto 2018; rientrato egli in Italia prima del prescritto termine di cinque anni e ripristinata la pena originaria con provvedimento del giudice dell’esecuzione del 3 marzo 2017, l’ordine di carcerazione era stato emesso in riferimento a tale pena, la cui esecuzione era stata in atto nel 2009 e sospesa con l’espulsione.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione l’interessato a mezzo del difensore, denunciando: a) violazione di legge in riferimento all’art. 16, comma 4, del d.lgs. n. 286 del 1998 ed all’art. 656 cod. proc. pen.. Il giudice dell’esecuzione, nell’aderire alle determinazioni del Procuratore procedente, ha confuso i due diversi istituti disciplinati dall’art. 16, ossia l’espulsione quale misura sostitutiva della detenzione, disciplinata dal comma 1, e l’espulsione quale misura alternativa alla detenzione, previstil dal comma 5.

In caso di reingresso nel paese del condannato espulso in luogo della sottoposizione a pena detentiva, deve trovare applicazione la disposizione di cui al comma 4 con la revoca della sanzione sostitutiva da parte del giudice e l’ordine di esecuzione deve seguire le regole ordinarie, quindi dovr? essere sospeso quando, come nel caso, la pena rientri nei limiti previsti dal comma 5 dell’art. 656 cod. proc. pen., mentre il ripristino dell’esecuzione e dello stato di detenzione potr? essere disposto soltanto nel caso della espulsione quale misura alternativa alla detenzione.

Nel caso specifico l’espiazione non ? mai iniziata poich? ontologicamente esclusa dalla espulsione. b) Violazione di norme processuali e vizio di motivazione in riferimento al disposto dell’art. 125 cod. proc. pen..

L’ordinanza ha aderito supinamente alle deduzioni del p.m. in assenza di una motivazione effettiva sulle ragioni della mancata sospensione dell’ordine di carcerazione, posto che per la pena sostituita l’esecuzione non era mai iniziata.

3. Con requisitoria scritta il Procuratore Generale presso la Corte di cassazione, dr.ssa Maria Francesca Loy, ha chiesto il rigetto del ricorso.

Considerato in diritto Il ricorso ? infondato e non merita accoglimento.

1.Deve premettersi che dall’ordinanza impugnata risulta l’avvenuta adozione nei confronti del G. E. dell’espulsione dal territorio nazionale quale sanzione sostitutiva della pena detentiva di anni uno e mesi due di reclusione, inflittagli con sentenza del Tribunale di Firenze del 28/04/2009, irrevocabile il 21/6/2009, materialmente eseguita il 10/08/2012,dopo che la pena predetta era stata inserita nel provvedimento di unificazione di pene concorrenti emesso dal Procuratore della Repubblica presso il medesimo Tribunale in data 10/04/2012, sicch? all’atto dell’allontanamento forzato dal paese il condannato aveva gi? terminato di espiare le sanzioni detentive precedentemente irrogate ed avrebbe dovuto eseguire soltanto quella sostituita.

1.1 Tanto premesso, va rilevato che nel caso specifico nei confronti dell’imputato, all’esito del giudizio di cognizione, era stata applicata l’espulsione quale misura sostitutiva della pena detentiva, che ha conservato natura di sanzione penale perch? applicata dal giudice penale in conseguenza dell’accertamento della responsabilit? dell’imputato in ordine al fatto di reato contestato.

1.2 E’ corretto il riferimento legislativo contenuto in ricorso. La norma che funge da parametro di legittimit? quanto al potere di intervento del giudice dell’esecuzione nel disporre la revoca della sanzione sostitutiva, prodromo del ripristino di quella sostituita, ? l’art. 16 del D.Lgs. n. 286 del 1998, il quale al comma 1 stabilisce che la misura dell’espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni pu? essere applicata con la sentenza di condanna o di applicazione pena ex art. 444 cod. proc. pen.,per reato non colposo )nei confronti dello straniero che versi nella condizione di cui all’art. 13, comma 2, in luogo della pena detentiva, quando il giudice ritenga di dover infliggere detta pena entro il limite di due anni e non ricorrono le condizioni per disporre la sospensione condizionale.

1.3 La questione in punto di diritto, sollevata con l’impugnazione, riguarda la possibilit? di procedere ad esecuzione secondo le usuali forme e procedure stabilite dall’art. 656, comma 5, cod. proc. pen., compresa la sospensione dell’ordine di carcerazione, nei confronti del condannato a pena breve quando costui sia straniero, gi? espulso, rientrato nel territorio nazionale prima del termine di cinque anni e nei confronti dello stesso sia stata revocata dal giudice dell’esecuzione la misura sostitutiva della detenzione. L’assunto difensivo prospetta in termini generali la tematica, assumendo che la funzione sostitutiva dell’espulsione rispetto alla sanzione detentiva impone di ritenere che l’espiazione non fosse iniziata al momento dell’allontanamento del condannato, sicch?, all’atto del ripristino della pena sostituita, avrebbe dovuto emettersi ordine di carcerazione con contestuale sospensione.

1.3.1 Risponde al vero che gli effetti della revoca della pena sostitutiva non ricadono nell’ambito di applicazione del comma 8 dell’art. 16 del D.Lgs. n. 286/98 e non comportano l’automatico ripristino della condizione di restrizione carceraria, gi? in atto al momento dell’espulsione, perch? la risoluzione tel beneficio nei termini predetti ? prevista nella diversa ipotesi in cui l’espulsione venga applicata quale misura alternativa alla detenzione, disciplinata dal comma 5 del citato art. 16.

Quando, invece, sia disposta l’espulsione in sostituzione della pena da infliggere il comma 4 dell’art. 16 si limita a stabilire che il giudice revoca la misura senza prevedere l’automatico effetto ripristinatorio dell’esecuzione.

1.3.2 Tali considerazioni, seppur correttamente articolate, non assumono valore risolutivo della tematica in esame. Viene piuttosto in rilievo la specifica disciplina dettata dall’art. 656 cod. proc. pen., la quale, com’? noto, non si compone del solo comma 5, la cui applicazione ? invocata dalla difesa, ma contiene anche una previsione derogatoria e limitativa del meccanismo sospensivo automatico, contenuta al comma 9, valevole per i condannati per alcuni pi? gravi reati elencati alla lett. a), per i condannati riconosciuti recidivi ai sensi del comma 4 dell’art. 99 cod. pen.,e per “coloro che, per il fatto oggetto della condanna da eseguire, si trovano in stato di custodia cautelare in carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva”. Nell’interpretazione ormai consolidata, offerta da questa Corte, la disposizione citata di cui al comma 9, per la funzione derogatoria svolta rispetto alla disciplina generale di cui al comma 4 e la specificit? della previsione di cui alla lett. b) , ha una sfera di applicazione condizionata dal rapporto tra misura cautelare coercitiva ed espiazione di pena detentiva, determinato dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna, e dalla finalit? perseguita.

Si ? osservato sotto il primo profilo che, all’atto dell’irrevocabilit? della pronuncia di condanna, l’imputato sino a quel momento sottoposto a custodia cautelare subisce l’automatica trasformazione del titolo restrittivo, da cautelare ad esecutivo, senza soluzione di continuit? e senza il previo recupero dello stato di libert? personale per il permanere delle esigenze cautelari, cos? che, pur versando in astratto nelle condizioni per ottenere l’accesso a misure alternative alla detenzione, il legislatore reputa opportuno non disporne in via provvisoria la liberazione in attesa della decisione della magistratura di sorveglianza sull’eventuale applicazione di tali misure. Ed ? in considerazione della protrazione della condizione di restrizione personale che l’art. 656, comma 9, stabilisce appunto il divieto di sospensione dell’ordine di carcerazione.

Le medesime ragioni di pericolosit?, dipendenti dal titolo di reato per cui ? intervenuta la condanna irrevocabile, non pongono dubbi di incostituzionalit? dell’art. 656 cod. proc. pen. nella parte in cui fa prevalere la regola dell’esecuzione di una pronuncia definitiva sull’eccezione della sospensione della sua esecuzione (sez. 4, n. 43117 del 18/09/2012, Riccio, rv. 253699) e giustificano l’applicazione del divieto anche ai casi in cui il condannato si trovi sottoposto a custodia cautelare, oppure ad espiazione di pena definitiva per un fatto di reato diverso da quello per il quale sia emesso l’ordine di carcerazione.

Facendo ricorso al criterio d’interpretazione teleologico e logico-sistematico, si ? osservato che la contraria opzione, propugnata da indirizzo giurisprudenziale minoritario (sez. 6, nAkigdel 9/1/2001, P.M. in proc. Natchev, rv. 219095; sez. 1, n. 38511 del 3/10/2002, P.G. in proc. Sami Nabil, rv. 222530) rispetto all’orientamento emergente che si ? ormai consolidato (sez. 1, n. 52197 del 29/10/2014, Romano, rv. 261458; sez. 1, n. 16800 del 20/04/2010, Gjura, rv.246949; sez. 1, n. 24918 del 27/05/2009, Di Marzo, rv. 244652; sez. 5, n. 12620 del 2/03/2006, Pm in proc. Casula, rv. 234547; sez. 1, n. 6779 del 25/01/2005, Salvatore, rv. 232938), si pone in contrasto con la portata innovativa rispetto alla disciplina previgente della legge n. 151/1998, che ha introdotto la sospensione automatica dell’ordine di esecuzione e delle modifiche all’ordinamento penitenziario, e con la sua ratio di preservare dall’ingresso nel circuito carcerario i condannati in stato di libert?, che debbano scontare pene entro determinati limiti, nel periodo di attesa della definizione della loro richiesta di accesso a misura alternativa attraverso un meccanismo di attivazione del relativo procedimento che sia il pi? possibile agevolato anche per coloro che non siano in grado di procurarsi la migliore assistenza legale e difesa tecnica. Soltanto per costoro, e non per quanti siano gi? ristretti, -non importa se per quel reato in custodia cautelare o in espiazione per altro titolo-, si pone questa esigenza di impedire un ingresso temporaneo in carcere quando sussistano i requisiti, almeno in astratto, di fruibilit? di forme di trattamento alternative.

1.3.3 Tanto osservato, la posizione esecutiva del G. E. si connota per la peculiarit? di avere egli potuto fruire di sanzione sostitutiva della detenzione, ma ? imprescindibile la considerazione che, al momento in cui era divenuta definitiva la condanna per la quale era stato espulso, ossia al 21 giugno 2010, egli era gi? detenuto in forza di precedenti titoli irrevocabili, essendo la relativa esecuzione iniziata a fine 2009 e la relativa pena era stata inclusa nel provvedimento di cumulo, emesso dal Procuratore procedente il 10 aprile 2012.

Per effetto del principio di unitariet? dell’esecuzione, desumibile dagli artt. 657 cod. proc. pen. e 51-bis ord. pen., l’inclusione nel decreto di unificazione di pene concorrenti, ha comportato che queste debbano essere considerate congiuntamente e in maniera inscindibile quale una sola pena detentiva in corso al momento dell’espulsione. Se poi si volesse procedere allo scioglimento del cumulo allo specifico fine di valutare il corretto compimento degli atti prodromici all’esecuzione, ? certo che il G. E. prima dell’allontanamento coatto al momento dell’irrevocabilit? della pronuncia di condanna per i reati la cui pena era stata sostituita si era trovato nella condizione di detenuto, con la necessit? di fare applicazione nei suoi confronti del divieto normativo di sospensione dell’ordine di esecuzione di cui al comma 9 dell’art. 656 cod. proc. pen..

A nulla rileva in senso contrario che, rientrato in Italia in anticipo rispetto al termine di interdizione di cinque anni, egli sia stato denunciato in stato di libert?, poich? la sua presenza nel territorio nazionale ? illegale e frutto della volontaria trasgressione di un preciso divieto.

Anche in questo caso, come per l’evaso o il latitante, la permanenza in libert? ? stata acquisita e mantenuta sino all’accertamento in aperta violazione di legge; e se, a norma del comma 4 dell’art. 16 D.Lgs. n. 286/98, non pu? dirsi dovuto il ripristino della detenzione quale conseguenza automatica ed obbligata, alla stessa conclusione si approda a ragione della specifica regolamentazione dettata dall’art. 656 cod. proc. pen., per la quale, n? nel 2012 prima di essere espulso, n? ora dopo il reingresso illegale nel paese, egli avrebbe potuto e pu? conseguire la sospensione dell’ordine di esecuzione.

Va dunque formulato il seguente principio di diritto:”La deroga al principio generale della sospensione automatica della esecuzione, prevista dalla lett. b) del comma 9 dell’art. 656 cod. proc. pen. ? riferibile anche al caso del soggetto, cittadino straniero, destinatario di espulsione quale misura sostitutiva della pena inflittagli con la sentenza di condanna, che stava espiando pena detentiva per altri titoli al momento dell’irrevocabilit? della sentenza stessa, il quale faccia rientro prima del termine fissato per legge nel paese da cui ? stato allontanato, perch? la sua condizione di libert? ? illegalmente conseguita e la revoca della sanzione sostitutiva col ripristino di quella sostituita lo pone nuovamente nelle condizioni in cui si era trovato al momento dell’esecuzione dell’espulsione”.

Per le considerazioni svolte il ricorso va respinto con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P. Q. M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Cos? deciso in Roma, il 10 ottobre 2018.